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Megalopoli e baraccopoli

Posted on: marzo 11, 2011

Il 21º secolo sarà segnato da una progressiva urbanizzazione, con la nascita di molte
megalopoli con più di 10 milioni di abitanti. L’aumento della popolazione e la endemica
diseguaglianza sociale portano alla formazione di sempre più estese baraccopoli. Il rischio di disastri umani e ecologici è crescente ma ci sono anche segnali per uno sviluppo alternativo. il futuro del pianeta dipenderà da come si svilupperanno le megalopoli è ormai una certezza. Già ora metà della popolazione mondiale abita in città più o meno grandi e fra vent’anni la percentuale salirà al 60%: la qualità globale della vita si giocherà dunque tra lunghi viali soffocati dal traffico oppure tra le gallerie di moderne metropolitane. Quasi tutte le metropoli sorgono in riva al mare o alla foce di un fiume: questa posizione,
ideale per lo sviluppo economico, rischia però di diventare causa di grave allarme se le
previsioni sull’innalzamento degli oceani si tramuteranno in realtà. Un caso estremo è
rappresentato dalla capitale del Bangladesh Dacca che assomma in sé tutte le caratteristiche negative che potrebbero portare a un disastro ambientale e umano: 13 milioni di abitanti, con un tasso di crescita del 4% annuo. Ma il problema più significativo per le megalopoli dei paesi poveri o in via di sviluppo restano le baraccopoli simbolo del degrado urbano, della criminalità e delle sperequazioni economiche. Queste “città nelle città” si sviluppano a causa dell’incapacità di fornire i servizi fondamentali per una popolazione in costante aumento: la carenza o la mancanza di acqua, fognature,
abitazioni, energia determinano l’emergenza. Chiunque abbia visitato uno slum ha
l’impressione di trovarsi in un mondo a parte, quasi autosufficiente. È il caso della baraccopoli di Dharavi a Mumbai, la più grande dell’Asia con circa 700 mila persone stipate in 1,75 kmq, che può essere considerata come un organizzato distretto industriale per lo smaltimento dei rifiuti, senza alcuna sicurezza ambientale e senza nessuna tutela sociale. Migliaia di persone lavorano in circa 400 “unità” di riciclaggio dei rifiuti contribuendo non poco alla tumultuosa crescita economica della città, ma al costo però di vite umane e di un generale inquinamento.

Stefania Giorgio

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